Unioni Civili, Il canguro si profila l’unica strada per fermare l’ostruzionismo

12654142_887275461392090_5312615187177769393_nDi Rosario Coco – La proposta Cirinnà ha ottenuto oggi (martedì 10 febbraio) un buon risultato, 195 voti, contro il “non passaggio agli articoli”, l’ultimo tentativo ostruzionistico di Calderoli e della Lega per affossare definitivamente la legge prevedendo una “pausa di riflessione” di sei mesi che avrebbe bloccato ogni discussione parlamentare sul provvedimento. La discussione è stata caratterizzata da uno spettacolo ad dir poco grottesco, con Giovanardi che ha ignorato un anno di discussione in commissione nascondendosi dietro la riformulazione del testo della 2081 e Malan che ha dato in sostanza dei “drogati” ai 195 senatori che hanno respinto la “mozione pausa” . Perla della giornata la risposta del Presidente del Senato Grasso a Giovanardi: “Le sue accuse sono le mie medaglie”. La settimana si concluderà senza altri voti e si tornerà a discutere nell’aula del Senato da martedì prossimo. Nella giornata di domani, (mercoledì 11) saranno illustrati gli emendamenti.

Il PD prende tempo, per via di due grosse questioni in sospeso. La prima è il fronte interno. Oggi l’assemblea dei senatori PD è finita male, poiché avrebbe dovuto sancire con un voto per quali emendamenti, pochissimi secondo Zanda, sarebbe stata lasciata libertà di coscienza e invece i cattolici, come Stefano Lepri, hanno rivendicato una maggiore apertura, su almeno 9 emendamenti che riguardano il tema più controverso, quello delle adozioni. Dopo un aspro confronto è stato deciso di evitare il voto finale e di continuare a discutere su quanti devono essere i voti liberi. La palla della libertà di coscienza passa quindi nuovamente al PD, dopo che il M5S ha circoscritto ampiamente il fenomeno in un paio di giorni garantendo 30 senatori su 35 pro-stepchild adoption.

La seconda questione invece riguarda l’accordo con la Lega per il ritiro degli emendamenti, che è stato rimesso in discussione dall’accusa dei leghisti al PD di non aver a loro volta ritirato l’emendamento “canguro”. Va ricordato, inoltre, che alla Lega è stato anche concesso 10 giorni fa di rinviare il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità per andare ad incontrare (motivazione ufficiale) Marine Le Pen a Milano. Il PD, pertanto, continua a disporre della potente arma “canguro” del senatore Marcucci. Si tratta di un emendamento “premissivo” che inserisce prima dell’articolo 1 della legge un’introduzione che espone sinteticamente tutti i contenuti della legge, anche quelli che molti emendamenti ostruzionistici vorrebbero cancellare o modificare.

Pertanto, se approvato, l’emendamento Marcucci farebbe decadere quasi tutti gli oltre 5000 emendamenti della Lega (essendo da tempo chiuso il termine di presentazione degli emendamenti). Perchè il PD è andato fino ad ora cauto sul canguro? La prima risposta è che potrebbero decadere anche gli emendamenti del “pacchetto Lumia”, considerati inoffensivi dal movimento LGBTI e sui quali c’è un vasto assenso tra le forze che sostengono la legge per andare a ribadire nella forma una questione (purtroppo) nota, cioè le differenze tra unioni civili e matrimonio. L’altra risposta è che il canguro cancellerebbe anche gli emendamenti dei cattolici sul divieto della GPA e sull’affido rinforzato, aprendo una grave spaccatura nella maggioranza.
Come ha riportato tuttavia Adnkronos in serata, gli uffici legislativi del Pd avrebbero già verificato che il canguro lascerebbe indenni gli emendamenti Lumia all’art 2 e 3. La questione quindi è chiara: se la trattativa con la Lega andrà male, come quasi certo, il canguro sarà necessario e il PD dovrà fare definitivamente i conti con l’area cattolica, che vedrebbe annullata ogni possibilità di incidere con i propri emendamenti al ribasso.

Perchè aspettare quindi? In questa situazione, con il cerino della libertà di coscienza in mano e un ostruzionismo che non ha ormai limiti di decenza, quella del canguro è forse per il PD la scelta più ragionevole, pena rischiare un ulteriore rinvio del voto dopo la discussione sul milleproroghe, previsto per l’ultima settimana di febbraio.