Una vita su una tela: partecipa al contest di Anddos

7 storie vere che raccontano la lotta ai pregiudizi LGBTI verranno “dipinte” su tela ed esposte in diverse manifestazioni.

La lettera della pittrice Luana Robazza ci ha davvero colpito. Dopo un grave incidente, ha trascorso un lungo anno senza poter usare le mani, costretta a “dipingere” con la mente. Nel momento in cui è riuscita a fortunatamente a riprendersi, Luana ha deciso che di lì in avanti avrebbe raffigurato nelle sue tele solo emozioni e storie vissute di persone che avevano dovuto superare grandi sfide ed ostacoli.

Quando la abbiamo incontrata, Luana ci ha detto che sarebe stata felice di trasferire nelle sue tele alcune storie vere di persone LGBTI. Per questo motivo, abbiamo deciso di dar vita al contest: “Una vita su una tela”.

Selezioneremo 7 storie vere, che potete mandare anche in anonimato, che rappresentano 7 percorsi di gioia, sofferenza e liberazione dai pregiudizi. Se pensate di aver dovuto superare degli ostacoli, di aver vissuto emozioni e situazioni che la vita vi ha posto di fronte senza che voi poteste scegliere, allora quest’idea è rivolta proprio a voi.

Ognuna di queste storie verrà “dipinta” su una tela da Luana e i 7 dipinti verranno esposti in diverse rassegne nazionali, oltre ad essere esposte in alcuni dei nostri circoli, con un breve estratto della storia accanto.

Raccontare certe storie e certe emozioni con il linguaggio immediato delle immagini è un modo per sensibilizzare e informare la collettività su certe realtà, in modo da contribuire ad abbattere sempre ed ogni giorno i pregiudizi e le discriminazioni.

Per informazioni e per inviare le storie scrivete a redazione@anddos.org

A seguire, la lettera di Luana Robazza (in foto)

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Le mie mani da piccola giocavano curiose con gli oggetti come tutti i bambini del mondo, ma io sentivo sempre di volerli trasformare, plasmare, di voler dare un altro senso a quegli oggetti forse perché dentro me albergava una discendenza di artisti , mi muovevo tra le sculture di mio padre ….. bellissime… avrei voluto animarle avrei voluto che mi parlassero. E’ stato quindi per me naturale usare anche le mie mani per esprimermi e lo facevo con i pennelli con gli scalpelli incidevo e alimentavo queste doti che la natura mi aveva donato studiano e approfondendo le tecniche, anche il restauro mi piaceva molto cercavo di leggere l’anima dell’artista che aveva prodotto quel capolavoro rispettandolo religiosamente.
sembrava che la mia vita sapeva e avrebbe saputo darmi molto. avevo 33 anni ed un futuro pieno cose belle, di progetti, di arte. Ma il fato mi aveva preparato una sorpresa aveva deciso di stravolgere la mia esistenza aveva deciso di spegnermi per un lunghissimo anno e quando tornai ad aprire gli occhi mi accorsi che il mio corpo non rispondeva ai comandi della mia mente …. le mie mani, quelle mani che mi permettevano di esprimere anche le mie emozioni che erano un’estensione della mia anima avevano smesso di rispondere. pensavo fosse la fine , ma nonostante le mie mani fossero immobili io dipingevo con la mia mente sognavo di imprimere i colori su una tela ma mi accorgevo che i soggetti erano cambiati non mi bastava più trasferire su una tela le mie emozioni, gli, oggetti, i volti e il mondo che mi circondava, in quell’interminabile anno di buio la mia mente aveva sognato di leggere comprendere e dipingere le emozioni e le anime delle persone e ne avevo consapevolezza solo ora, ara che non potevo.
Non so se fu merito della mia determinazione della mia voglia di dipingere della fortuna ma con il tempo iniziai di nuovo a far scorrere i pennelli sulla tele era come tornare a far scorrere il mio sangue nelle vene.
Da quel momento ho deciso che i miei dipinti parleranno delle anime delle persone che hanno sofferto e gioito nella loro vita, delle emozioni che hanno scelto o sono state costrette a vivere