Storia di un ragazzo trans che ha vinto la sua battaglia

“Mi sveglio la mattina e adesso non sento più addosso gli occhi e i giudizi della gente”. Una testimonianza per dare coraggio a tutte le persone trans

di Marco Tosarello – La storia che raccontiamo è una testimonianza forte ma soprattutto importante per dare coraggio a tutte le persone trans. Soprattutto a quei tanti giovani che vivono quotidianamente un grande conflitto in famiglia e nella società per la propria identità di genere.
Sentirsi uomo ma intrappolato in un corpo femminile che non gli è mai appartenuto e che non ha mai sentito. Come un vestito mal cucito addosso. La sua storia parte da un paese abruzzese. Un paese come tanti in Italia dove i giovani crescono con sogni ed ambizioni. Sostenuti dalla propria famiglia. Ma i sogni e le ambizioni di questo giovane studente universitario non hanno mai trovato sostegno dai suoi familiari. Anzi proprio la sua famiglia ha cercato in tutti i modi di ostacolare il suo percorso prima di accettazione del proprio orientamento sessuale e poi di ostacolare la sua volontà di diventare uomo. Tra umiliazioni, discriminazioni, violenze fisiche e psicologiche, tutte atrocità che avrebbero devastato ed annientato chiunque. Ma la sua determinazione, la sua dignità, il suo orgoglio, la sua sensibilità sono state per lui grandi risorse per affrontare le tante avversità nella vita. A sostenere adesso il suo percorso è l’Associazione Nazionale Anddos contro le Discriminazioni da Orientamento Sessuale, grazie al Centro Ascolto e Antiviolenza di Pescara: l’avvocata Francesca Di Muzio ha preso a cuore la sua storia e gratuitamente lo accompagna in tutte le vicende legali che gli consentiranno di avere una tutela adeguata. Perché suo padre dal 10 febbraio scorso, quando il ragazzo gli ha ufficialmente comunicato la decisione di cambiare identità sessuale, gli ha tolto ogni sostegno anche economico costringendolo a chiedere ospitalità ad una famiglia nelle Marche che lo ha invece accolto come un proprio figlio, con già l’esperienza di un figlio transessuale, facendogli sentire così l’affetto e il calore di una vera famiglia. Recentemente ha potuto anche rivolgersi all’endocrinologo per la terapia ormonale adeguata che ha infatti iniziato con i risultati sperati. Effettuato il trattamento ormonale, secondo la legge 164/82 la persona può richiedere al Tribunale autorizzazione agli interventi chirurgici di conversione sessuale. Effettuato l’intervento, ci si deve nuovamente rivolgersi al Tribunale per chiedere il cambiamento di stato anagrafico. Ultime sentenze della Cassazione consentono adesso il cambio del sesso sui documenti anagrafici prima di ricorrere all’intervento chirurgico.

Oggi vivi una bella ed intensa storia sentimentale con una ragazza.
“Lei non mi ha mai percepito biologicamente diversamente da quello che sono adesso, né si è mai posta il problema per il mio passato. Perché io sono stato sempre quello che sono ai suoi occhi”.

Detto così sembrerebbe tutto rose e fiori. Ma nella vita ci sono state per te solo spine. Che ti hanno ferito e segnato profondamente dentro e fuori. Cicatrici nel cuore e nell’animo che resteranno indelebili. Che avrebbero portato alla disperazione qualsiasi ragazzo con una personalità fragile.
“Ho vissuto momenti terribili. Un pomeriggio ho rischiato di morire: mio padre mi gettò a terra mi afferrò il collo per strangolarmi. Riuscii fortunatamente a divincolarmi e a trovare di corsa rifugio dentro un magazzino di un supermercato prima dell’arrivo dei carabinieri. E’ stato il momento più buio e triste della mia vita. Ho visto la morte davanti a me. Mi sentivo svuotato di tutto. Di non avere nemmeno più un’anima. Come se davanti a me ci fosse scritta solamente la parola in quell’istante così angosciante”.

Come è cambiato in questo ultimo periodo il tuo corpo?
“Ho iniziato la cura ormonale: il mio corpo ha risposto subito, sembrava che non aspettasse altro. Il timbro della voce più basso, i primi baffetti. Ma soprattutto una cosa importante: quando mi sveglio la mattina non sento addosso più i giudizi della gente. Non percepisco più gli occhi disgustati della gente. Ora c’è un altro mondo che mi circonda. E’ un mondo più sereno che ogni giovane dovrebbe sentirsi attorno a sé. Con la libertà di essere se stessi. E di essere amati semplicemente per quello che siamo”.

E da adolescente come percepivi la tua sessualità?
“Ho vissuto sia l’infanzia e sia l’adolescenza con grande inadeguatezza, non riuscendo mai a comunicare e ad esprimere le mie sensazioni, i miei desideri, ma anche i miei dubbi e le mie paure. Sono purtroppo cresciuto in un contesto familiare totalmente anaffettivo, dove l’omosessualità veniva considerata addirittura frutto del diavolo ed un male quindi da combattere e sconfiggere. In casa mia parole come omosessualità, transessualità o gaypride erano espressioni letteralmente sataniche. Ho cercato in tutti i modi di coinvolgere la mia famiglia a parlare insieme con la mia psichiatra, ma loro mi hanno sempre detto che ero una “malata mentale”, rifiutandosi categoricamente di accettarmi. I miei genitori hanno preteso negli ultimi giorni di portarmi da uno specialista, ma a dire la verità il suo nome era sconosciuto in campo psichiatrico: tramite ricerca su internet ho scoperto, infatti, che il suo nome corrispondeva invece ad un ambiguo soggetto che si avvaleva di terapie d’urto con lavaggi del cervello, elettroshock e perfino pratiche simili all’esorcismo. Mi rifiutai categoricamente di sottopormi a questi terrificanti trattamenti, suscitando l’ira di mio padre. Non ho potuto mai contare nemmeno sul sostegno delle mie due sorelle: purtroppo una è affetta da disabilità motoria e anche con difficoltà di comunicazione, l’altra è stata sempre legata ai nostri genitori e quindi ho avuto sempre paura di turbarla. Io intanto crescevo e vivevo in un corpo che non mi apparteneva, vivendo un grande malessere interiore ed un grande disagio nelle relazioni esterne. Ma il tempo che trascorreva mi dava la consapevolezza che non era solamente attrazione per lo stesso sesso, non era quindi una questione di diverso orientamento sessuale. Io, guardandomi da fuori, leggendomi da dentro, sono sempre stato quello di adesso. Portavo i capelli sempre corti, rifiutavo fin da piccolo i giochi femminili, mai avuto il fidanzatino: l’unica certezza che avevo, malgrado lo stato confusionale di un adolescente, che c’era qualcosa all’interno dentro di me che non corrispondeva affatto alla mia natura biologica”.

Non potendo confidarti con nessuno come hai cercato di prendere coscienza di te stesso?
“Dall’età di 13 anni ho cominciato a documentarmi leggendo enciclopedie, libri, testi medici, cercando risposte alle mie domande con accurate ricerche su internet. Tutti studi ed approfondimenti personali che mi portavano spesso verso il concetto di transessualità. Ho avuto la fortuna di mettermi in contatto proprio con un transessuale che mi ha aiutato a prendere coscienza della mia persona. Ma ho pure constatato che purtroppo lo stigma sociale della persona transessuale è in genere molto più elevato rispetto a quello riservato alle persone omosessuali”.

Il passo successivo quale è stato?
“Mi sono rivolto ad uno psichiatra che mi ha diagnosticato la cosiddetta disforia di genere, ovvero il disturbo in cui una persona ha una forte e persistente identificazione nel sesso opposto a quello biologico. Voglio precisare che il disturbo dell’identità di genere è assolutamente indipendente dall’orientamento sessuale. Nella disforia di genere c’è, infatti, una condizione di malessere persistente o di estraneità riguardo esclusivamente al proprio sesso biologico. Una transessuale può essere, pertanto, eterosessuale o lesbica, come un transessuale può essere etero o gay. Io, invece, non ho mai desiderato un uomo. Ho sempre avuto attrazione verso le donne non come lesbica ma pensando sempre da maschio. La propria sessualità sta nel cervello prima che nel corpo”.

Le pratiche per adire al cambio del sesso sono avviate. Grazie all’affetto, soprattutto, delle persone che ti hanno accolto ed all’associazione Anddos che ti sosterrà in tutto il tuo percorso di transizione. Cosa ti senti di dire ai giovani che si trovano nelle stesse tue condizioni e che trovano proprio nella famiglia i maggiori ostacoli ed incomprensioni?
“Di tenere duro, di avere coraggio, di non abbattersi mai, ma con dignità prendere consapevolezza di quello che siamo. Mai farsi schiacciare dalla disperazione che, invece, porta solamente a fare brutti pensieri. Occorre trovare persone amiche che ci possano aiutare. Non bisogna cadere nell’isolamento sociale, bisogna invece parlare, non tenersi tutto dentro, individuare persone fidate sulle quali contare e fare affidamento e che possano diventare un’importante fonte di sostegno nel caso proprio che la famiglia dimostri ostilità ed incomprensione. Molti genitori sono particolarmente influenzati dagli stereotipi e dai luoghi comuni e quindi anche terrorizzati dal giudizio della gente se venisse a scoprire l’identità sessuale del proprio figlio. Può quindi succedere che la famiglia inizi a ricattare psicologicamente il figlio, con sensi di colpa ed umiliazioni, oltre che vietargli di uscire di casa. E’ fondamentale allora prendere contatto sia con le associazioni Lgbti, come ho fatto nel mio caso, e sia con le associazioni di genitori di figli omosessuali, che offrono un importante momento di aiuto e conforto”.