Omofobi coi calzoncini corti

Nessuno di noi vorrebbe vergognarsi dell’amore. Eppure la provocazione di oggi, nelle bocche di giovanissimi, usa il lessico di sempre: contro natura, vergogna. Strade vecchie che scorrono parallele a strade nuove.

Schermata 2016-09-01 alle 15.02.19Di Delia Vaccarello – Baciarsi in strada significa diventare ancora un possibile bersaglio. Bersaglio di ragazzi giovanissimi che usano parole molto vecchie tentando di ferire. Per legge le coppie di gay e di lesbiche possono unirsi e condividere diritti e doveri. Nei giorni scorsi, Monica Cirinnà ha invitato i sindaci celebranti a trasformare le unioni civili in feste di piazza in modo che tutta la comunità possa partecipare e accorgersi che non c’è nulla di strano se ad amarsi sono un lui e un lui, e una lei e una lei. A Varese è ancora strano. Di qui la necessità di un lavoro incessante sulla cultura e sulla percezione dei legami nel nostro paese.
Due giovani hanno sporto denuncia alla polizia dopo aver ricevuto insulti omofobi da parte di un gruppo di ragazzi che li avrebbero avvicinati per strada nel centro della cittadina.

«Eravamo seduti su una panchina, abbracciati – hanno raccontato le vittime – alcuni ragazzi ci hanno chiesto se non ci vergognavamo ad abbracciarci in pubblico”. Dalle domande provocatorie agli insulti. “Ci hanno detto che facciamo schifo perché siamo contro natura e altre cose. Ce ne siamo andati via perché si stava scaldando la situazione e non volevamo finisse male». Dopo l’episodio i due giovani si sono presentati in questura e hanno sporto denuncia contro ignoti.

A riferire l’accaduto l’associazione Arcigay con sede a Varese. Primo: ottimo il passo della denuncia. La sensibilità dei due ragazzi non ha portato i due a minimizzare il fatto oppure a introiettare la violenza subìta. Sono andati alla polizia e ovviamente riferendo l’accaduto hanno detto: siamo gay. Fino a poco tempo fa tutto questo sarebbe stato in alcuni casi difficile, in altri impossibile. Si sarebbe trattato di un coming out, cosa che i due ragazzi hanno già con evidenza fatto. Se gli omofobi fino a ieri potevano contare sul silenzio di chi teme di dichiararsi, i due ragazzi di Varese hanno chiaramente dimostrato che dirsi omosessuali per loro va benissimo.

Ancora, le effusioni in pubblico. Quando dichiararsi era un richiesto gesto di lotta, perché chi si nascondeva indeboliva la lotta a livello politico e la conquista di diritti, il bacio in strada diventava esso stesso atto politico. E ci si divideva tra chi diceva: queste cose le fate a casa vostra. E chi di noi rispondeva: le nostre case sono le piazze di tutti. Molti di di noi che oggi hanno 50 anni hanno vissuto sulla propria pelle un freno sociale alla “spontaneità”: della serie, ti bacio e ti prendo la mano ma so che gli occhi degli altri saranno puntati su di noi. Chiaro che noi abbiamo considerato le effusioni in pubblico anche un modo per trasformare la sensibilità sociale. E spesso chi ci guardava considerava una “esibizione” il bacio, il tenersi per mano, la carezza tra due persone omosessuali. Quelle e quelli della mia generazione (non tutti) hanno scelto di vivere con orgoglio la propria spontaneità che, ovviamente, diventava anche un po’ meno spontanea se frutto di scelta politica. Per i giovani di oggi non è così. Baciarsi è baciarsi. La spontaneità resta intatta. L’effusione non è gesto di visibilità ma espressione affettiva. In altre parole non c’è bisogno di fare h24 una lotta all’omofobia, di vivere costantemente con l’elmetto, perché il mondo è cambiato e anche l’Italia nel suo piccolo ha fatto un passo.
Resta l’ideologia sociale. Siete contro natura. Quale natura? Chi ne custodisce i segreti?
Vergognatevi. La vergogna è un sentimento complesso. Ma nessuno di noi vorrebbe vergognarsi dell’amore. Eppure la provocazione di oggi, nelle bocche di giovanissimi, usa il lessico di sempre: contro natura, vergogna. Strade vecchie che scorrono parallele a strade nuove. E’ compito di ciascuno di noi intercettare il messaggio e l’azione culturale giusta per mostrare ai giovanissimi omofobi di oggi quanto siano vecchie e fuori dal tempo le parole che affiorano sulle loro labbra.

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