L’Italia ha paura del sesso? l’inchiesta di ANDDOS tra attivisti, associazioni e simpatizzanti del movimento LGBTIQ

Leggi le risposte di (in aggiornamento):

GIANPAOLO SILVESTRI, attivista storico, ex senatore

GAETANO DI SABATO, Presidente de “I Mondi Diversi”

DARIO ACCOLLA, blogger del “Fatto Quotidiano”

AURELIO MANCUSO, Presidente Equality Italia

FRANCO GRILLINI, Presidente Gaynet 

VALERIO MEZZOLANI, Segretario Gaynet

YURI GUAIANA, Presidente di Certi Diritti

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Per avere i diritti a volte sembra quasi che bisogna far voto di castità. Dalla regione Lombardia, che rifiuta gli Standard OMS sull’educazione sessuale, all’app gayfriendly del comune di Milano che censura i circoli ricreativi, fino alle uscite dei Buonanno di turno che pensano addirittura di vietare i cosidetti baci “gay” in pubblico.

Abbiamo voluto rivolgere alcune domande su questo argomento a diversi rappresentanti e portavoce delle associazioni LGBTQI italiane, a blogger, attivisti e simpatizzanti della nostra causa. Il nostro punto di partenza vuole essere la radice comune che, in fondo, accomuna tutte e tutti coloro che lottano per i diritti civili, ovvero quell”originaria e storica battaglia di liberazione sessuale che sembra oggi troppo spesso passare in secondo piano, a discapito, per altro, di una più ampia domanda di laicità che sempre più forte si leva dai centri come dalle periferie del nostro Paese.

Ecco le domande che abbiamo sottoposto. A partire da domani, le prime risposte. Chiunque volesse rispondere, può scriverci a info@anddos.org

 

La redazione

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– Sul caso dell’app gayfriendly promossa dal Comune di Milano, è giusto escludere i circoli ricreativi dove si fa anche sesso da un app istituzionale che si definisce “gayfriendly”?

– La credibilità delle rivendicazioni LGBTQI passa per una svolta “moralizzatrice” oppure certi atteggiamenti servono a poco?

– Come spiegare l’importanza dei Circoli ricreativi in un Paese che stenta a comprendere il legame tra
sessualità, affettività e sviluppo della persona e cerca in alcuni casi di censurare il protocollo OMS sull’educazione sessuale come in Lombardia?

– Dopo l’esperienza delle MST, l’avvento della televisione commerciale e delle pubblicità esplicite, l’esplosione di internet e delle chat, cosa significa nel 2014 “liberazione sessuale”?
Dobbiamo pensare che basti il “parlare di” o c’è ancora molto da fare?

– Quali alleati dovrebbe cercare il movimento nella sua battaglia di libertà contro l’ipocrisia e la sessuofobia nel nostro Paese?

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