L’Italia ha paura del sesso? Franco Grillini

Quinta  intervista della nostra inchiesta “l’Italia ha paura del sesso”che segue agli episodi delle ultime settimane sull‘app gayfriendly del Comune di Milano e sulla mozione della Regione Lombardia. E’ la volta di  Franco Grillini, Presidente di Gaynet e Presidente onorario di Arcigay.

 

 1)- Sul caso dell’app gayfriendly promossa dal Comune di Milano, è giusto escludere i circoli ricreativi dove si fa anche sesso da un app istituzionale che si definisce “gayfriendly”?



 Trovo che sia una vera sciocchezza censurare i luoghi in cui è possibile anche una fruizione sessuale non solo perchè ciò non avviene in altre capitale dove si pubblicizzano senza scandalo tutte le realtà lgbt, ma anche per l’ipocrisia evidente che in questo caso non è certo di una amministrazione di destra. Se si fa un’app che mette a disposizione l’informazione su tutto ciò che c’è di vita e società lgbt in una città non è certo escludendo alcuni locali (peraltro tra i più ricercati da una parte del turismo omosessuale) che si fa un buon servizio a chi viene a visitare la città di Milano

 2)- La credibilità delle rivendicazioni LGBTQI passa per una svolta “moralizzatrice” oppure certi atteggiamenti servono a poco?



Noto serpeggiare un certo moralismo di ritorno in alcune aree del movimento lgbt e mi dispiace molto perchè come giustamente dite in premessa il movimento nasce in primo luogo come elemento di rottura del sessismo e di liberazione della sessualità. La sessuofobia imperante a volte fa capolino anche tra di noi ed è il retaggio di quella vecchia ipocrisia del “si fa ma non si dice”. Come l’omofobia anche la sessuofobia viene ereditata da una educazione “borghese” per la quale il sesso non è positivo, il piacere sessuale è circondato dall’aura del proibito, soffocato dal pudore e da un malinteso senso di “rispettabilità”. Abbiamo lottato per una vita per liberare i corpi dalle catene del senso di colpa, del sesso come peccato, del piacere come “lussuria” e non come  esperienza fondamentale di vita e di crescita relazionale. E non possiamo certo consentire che tutto ciò sia seppellito sull’altare della nuova ipocrisia.

3)- Come spiegare l’importanza dei Circoli ricreativi in un Paese che stenta a comprendere il legame tra sessualità, affettività e sviluppo della persona e cerca in alcuni casi di censurare il protocollo OMS sull’educazione sessuale come in Lombardia?  

Io ho passato alcune decenni della mia vita a spiegarlo perchè i circoli ricreativi dell’Arcigay che abbiamo inventato, fondato e costruito assieme a Roberto Dartenuc  volevano essere prima di tutto un luogo sicuro e  pulito dove incontrarsi in alternativa alla strada (che comunque abbiamo difeso perchè ognuno dev’essere libero di andare dove vuole) e senza correre rischi personali. Mi piace pensare che in 20 anni abbiamo salvato molte vite e che per moltissime persone i circoli ricreativi sono stati i luoghi di nuove conoscenze, di relazioni amicali e affettive solide, di socializzazione e di lotta alla solitudine. Non c’è omosessuale in Italia che non ricordi con affetto le serate passate nei locali. Un patrimonio di socialità di cui occorre andare fieri

4)- Dopo l’esperienza delle MST, l’avvento della televisione commerciale e delle pubblicità esplicite, l’esplosione di internet e delle chat, cosa significa nel 2014 “liberazione sessuale”? Dobbiamo pensare che basti il “parlare di” o c’è ancora molto da fare? 



 Omofobia e sessuofobia sono interiorizzate e ancora molto forti nella nostra società, quindi c’è moltissimo ancora da fare. Però nell’epoca dell’Aids qualcuno ha voluto strumentalizzare la malattia per nuove campagne oscurantiste mentre le associazioni per la lotta all’hiv hanno dimostrato che si può vivere serenamente e pienamente la sessualità anche tra persone sieropositive. Con l’avvento della triterapia e la cronicizzazione dell’infezione da hiv si è diffuso un certo fatalismo per cui tutto sarebbe risolto. Evidentemente non è così e l’impegno per la massima informazione sull’adozione dei comportamenti non a rischio dev’essere quotidiano e massiccio.

 5)- Quali alleati dovrebbe cercare il movimento nella sua battaglia di libertà contro l’ipocrisia e la sessuofobia nel nostro Paese?

 In primo luogo i giovani e il movimento studentesco che sono da sempre più aperti e portatori di idee laiche e libertarie. Poi il movimento delle donne che come noi sono vittime del maschilismo criminale. Poi quella parte della politica che non ha il paraocchi. E infine noi stessi dobbiamo metterci alla testa di un movimento politico capace di restituire alle persone la loro inviolabile libertà personale di cui la vita affettiva e sessuale è parte essenziale.

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A Franco Grillini  va un sentito ringraziamento a nome dell’associazione. Riflettere ed approfondire queste tematiche, oggi, è indispensabile per contrastare l’ondata oscurantista di fronte alla quale ci troviamo e ci induce, inoltre,  ad approfondire la nostra identità di movimento che si batte non solo per i diritti civili, ma anche per un profondo mutamento culturale che promuova la libertà del corpo, delle identità e delle affettività.

 

Mario Marco Canale

Presidente Nazionale ANDDOS