L’Italia ha paura del sesso? Aurelio Mancuso

Quarta  intervista della nostra inchiesta “l’Italia ha paura del sesso”che segue agli episodi delle ultime settimane sull‘app gayfriendly del Comune di Milano e sulla mozione della Regione Lombardia. A rispondere è Aurelio Mancuso, Presidente di Equality Italia. 

1)- Sul caso dell’app gayfriendly promossa dal Comune di Milano, è giusto escludere i circoli ricreativi dove si fa anche sesso da un app istituzionale che si definisce “gayfriendly”?



“Mi sembra un po’ provinciale e fuori tempo escludere i circoli ricreativi da una app che informa sulle attività culturali e sociali della collettività lgbt. Mi stupisce inoltre che alcune attività siano state incluse e altre no. Nelle grandi città del mondo una polemica del genere farebbe sorridere, la sessualità è uno degli elementi costitutivi delle persone, anche per quelle omosessuali”.

2)- La credibilità delle rivendicazioni LGBTQI passa per una svolta “moralizzatrice” oppure certi atteggiamenti servono a poco?



“Tutto ciò che significa nel concreto “moralismo” è sempre l’anticamera della censura. Purtroppo in Italia il pessimismo sulla sessualità intesa come libera espressione della personalità ha ancora troppi seguaci, compresi anche molti intellettuali e aree di pensiero a parole di sinistra, persino di cultura gay. Va invece proposta una visione felice e appagante delle sessualità tra persone adulte e consenzienti”

3)- Come spiegare l’importanza dei Circoli ricreativi in un Paese che stenta a comprendere il legame tra 
sessualità, affettività e sviluppo della persona e cerca in alcuni casi di censurare il protocollo OMS sull’educazione sessuale come in Lombardia? 
 


“In Italia c’è una rimozione storica che andrebbe corretta: è grazie alla rete dei Circoli ricreativi che migliaia di omosessuali impauriti sono diventati gay consapevoli. Troppe persone, persino qualche leader gay, ritengono che solamente l’impegno politico abbia permesso la nostra uscita dalla clandestinità sociale. Si tratta solitamente di persone non informate sui fatti o che volutamente danno una lettura storpiata della realtà. Grazie ai tanti Circoli ricreativi si sono potuti organizzare Pride sempre più partecipati, permettere una socialità diffusa di tanti giovani gay che oltre vent’anni fa avevano come unica alternativa i batuage o le stazioni. Bisogna raccontarla invece la storia come realmente andata: tanto impegno politico e personale di poche e agguerrite avanguardie si è trasformata anche grazie l’aiuto economico  e organizzativo dei Circoli ricreativi, dei luoghi di aggregazione in una collettività diffusa e persino organizzata”.

4)- Dopo l’esperienza delle MST, l’avvento della televisione commerciale e delle pubblicità esplicite, l’esplosione di internet e delle chat, cosa significa nel 2014 “liberazione sessuale”? 
Dobbiamo pensare che basti il “parlare di” o c’è ancora molto da fare? 



“Ci sono eventi accaduti nei recenti tre decenni che sembrano oggi lontani, eppure abbiamo il dovere di non mollare la presa perché tanto c’è ancora da fare, certo a livello di riconoscimenti giuridici e di tutele legislative, ma soprattutto sul terreno culturale. Troppi gay e lesbiche pensano che in fondo oggi non si stia male e che alcune richieste del movimento siano una esagerazione. Invece, come la storia insegna si può sempre tornare indietro e la percepita sostanziale libertà personale si può perdere in un attimo, siamo ancora troppo percepiti come soggetti sociali deboli, in balia di troppe discriminazioni quotidiane, che non sono quelle solamente violente, ma diffusamente sono visibili rispetto al nostro diritto di esser cittadine e cittadini al pari delle persone eterosessuali. Di omosessualità, o meglio di alcuni stereotipi collegati ad essa, se ne straparla sui media e su internet, gli stessi gay non sono immuni da riproporre schemi culturali omogeneizzanti, mentre va sempre mantenuta alta la bandiera dell’unicità individuale. Più che parlare di omosessualità oggi bisognerebbe educare a conoscere le sessualità, a rispettare i differenti orientamenti sessuali, come un elemento costituente della vita di ogni giorno. Ci vorrà ancora tempo, ma questa è la strada giusta. Voglio dire una cosa precisa sulle MST: l’attenzione è drammaticamente precipitate, a fronte di una nuova preoccupante diffusione di infezioni. I Circoli ricreativi devono porsi questo tema come un’azione centrale permanente.”

5)- Quali alleati dovrebbe cercare il movimento nella sua battaglia di libertà contro l’ipocrisia e la sessuofobia nel nostro Paese?

 

“Il movimento dovrebbe crescere e liberarsi di un nostalgismo nelle pratiche e nelle azioni politiche e sociali. L’impegno oggi passa attraverso forme nuove aggregative e di scopo, di interessi generali e particolari, mentre l’associazionismo lgbt è legato ancora troppo a modelli superati. Questa arretratezza è coerente con quella generale di un Paese dove i diritti civili sono intensi come questioni eccezionali e non invece facenti parte della discussione pubblica. La trasversalità e il dialogo con mondi anche ritenuti distanti dovrebbe essere la maggiore preoccupazione, invece si continua a pascolare in campi desertificati, a ritenere attrattivi vecchi slogan di una certa vecchia sinistra. Finché non si comprenderà che la rete delle donne è strategica come alleata, che bisogna saper discutere, in modo franco e anche conflittuale con aree della destra e con la chiesa cattolica,  rimarremo ancorati a rimanere nei fatti una inutile e nemmeno richiesta, cinghia di trasmissione di alcuni partiti del centro sinistra. Abbiamo già vinto nell’opinione pubblica eppure siamo incapaci di trasformare questo fatto in vittoria nel Parlamento, perché il lobbismo è parola sacrilega, la distanza e la distinzione dai partiti nell’associazionismo non piace, in fondo ha vinto un atteggiamento di conservatore, che per un movimento che si diceva rivoluzionario lo consegna alla consunzione”.

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Ad Aurelio Mancuso  va un sentito ringraziamento a nome dell’associazione. Riflettere ed approfondire queste tematiche, oggi, è indispensabile per contrastare l’ondata oscurantista di fronte alla quale ci troviamo e ci induce, inoltre,  ad approfondire la nostra identità di movimento che si batte non solo per i diritti civili, ma anche per un profondo mutamento culturale che promuova la libertà del corpo, delle identità e delle affettività.

Mario Marco Canale

Presidente Nazionale ANDDOS

 

 

 

 

 

 

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