“La felicità è facile”: intervista a Massimiliano Nuzzolo

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Pubblichiamo l’intervista a Massimiliano Nuzzolo (in foto), autore del libro “La felicità è facile”.

1) Come è nata l’idea di questo libro? Per chi è stato pensato? L’idea da cui è nata “La felicità è facile” e che mi ha portato a comporre un libro di racconti è andata via via maturando negli anni, tra un libro e l’altro, lavorando di fino. Ho esordito nel 2004 con il romanzo “L’ultimo disco dei Cure” in cui prendevo le tematiche “esistenzialiste” e le portavo nella “commedia”; ho partecipato a numerose antologie con racconti, ne ho curate alcune come il progetto “La musica è il mio radar”, edito da Mursia, al quale hanno partecipato importanti scrittori italiani e stranieri che aveva l’intento di sensibilizzare le persone sulle attività di Amref associando musica, acqua e vita, poi il romanzo “Fratture” che è andato oltre le aspettative con la selezione Bookciak alle giornate degli autori del Festival del cinema di Venezia. Lungo il percorso mi sono ritrovato con racconti, frammenti, narrazioni, alcune più lavorate, altre ancora da cesellare che reclamavano una loro tangibile esistenza. Tutte queste storie convergevano per le loro tematiche: andavano ad analizzare lo stato emotivo e la condizione umana della felicità o la sua totale assenza. Il titolo è stato captato dalla canzone dei Talk Talk che apre l’album “The colour of Spring” (Emi, 1986) il cui testo mi ha colpito in particolar modo. Non ho pensato ad un pubblico in particolare. Ho pensato a tutti i possibili lettori, da quello più vicino a me per tematiche a quello più lontano. Al lettore più esperto che riconoscerà le molte citazioni di varia natura disseminate all’interno del libro, ma pure a lettore occasionale che legge per svago e per il quale mi auguro che il libro possa essere un piacevole passatempo con qualche spunto di riflessione. Parlando anche di adolescenti sarei lieto se mi leggessero anche i giovanissimi e se dai miei racconti iniziassero delle discussioni anche piccole, in casa, a scuola, al bar, per strada, per poi propagarsi come un incendio ovunque.

2) Il libro si propone di affrontare tematiche che ancora sarebbero “luoghi oscuri” in Italia. Quali in particolare? Sono numerosi i “luoghi oscuri” e le situazioni che ancora ristagnano nell’ombra nel nostro paese. Nella “Felicità è facile” vado a analizzarne svariati attraverso la Letteratura e quindi con un approccio totalmente narrativo. In alcuni racconti tocco il disagio sociale nelle sue varie accezioni, la povertà, l’emarginazione che esiste ed è sempre più tangibile nel nostro paese anche se qualcuno si ostina a dire che va tutto bene: la crisi che stiamo vivendo ha evidenziato parecchie discrepanze tra la vita reale e quella che i media continuano stancamente a portare in “scena”. Ovviamente nei racconti parlo anche dell’esatto contrario, di quanto la “Società dello Spettacolo” abbia influenzato il modo di pensare, di quanto la tv sia entrata nelle nostre case lasciando un segno indelebile e spesso dei veri e propri indirizzi di “pensiero”. Di quanto un corpo possa ormai costituire una merce di scambio che sostituisce lunghi percorsi formativi e impegno costante, di come sia passata l’idea che basti un talent show per affermarsi in qualche disciplina artistica o mestiere… Altro luogo “oscuro” che visito massicciamente nei racconti è il razzismo. Sempre più presente, non più serpeggiante, ormai “conclamato”. Nella “Felicità è facile” le discriminazioni di ogni genere emergono vuoi per contrasto attraverso l’ironia, vuoi attraverso il dolore o le situazioni estremamente drammatiche vissute dai protagonisti. In effetti le discriminazioni sono forti e pulsanti nel nostro paese, tanto al Nord quanto al Sud. Aggiungo poi la mancanza di comunicazione e persino di condivisione. Il discorso comunque sarebbe lunghissimo…

Schermata 2016-03-12 alle 09.42.463) Secondo lei, perché permangono simili zone d’ombra nel nostro Paese? É una domanda impegnativa questa… Temo che da una parte il permanere di zone d’ombra sia dovuto a una questione culturale (a occhio tra i vari motivi ci metto la Chiesa Cattolica – anche se Papa Francesco sta facendo delle cose che fanno balzare avanti la Chiesa di duecento anni -, la Televisione di Stato, la Scuola allo sbando, gli ambienti culturali spesso e volentieri clientelari e totalmente “mercificati”, ecc. ecc.) a cui fa da contraltare l’abitudine. L’italiano, in genere, non è una persona cattiva, anche se il più delle volte è disinteressato alle cose che non lo riguardano da vicino (il famoso orticello); purtroppo spesso si pasce dei suoi pregiudizi, dovuti al pesante background creato da ciò che ho citato qui sopra: lo sintetizzerei ironicamente e cinicamente con il binomio pastasciutta/tivù (che in un certo senso è il panem et circenses dei nostri giorni), e dall’avere più o meno chiaro che per cambiare le cose occorrono energie, fatica e sudore della fronte, sicuramente costanza e impegno che non sempre danno risultati immediati, per usare una parola cara a Camus, la Rivolta. Quindi perché scomodarsi? Perché fare fatica per reclamare i propri diritti? Diritti che è bene ricordare se ne stanno andando a poco a poco. Guardi cosa sta succedendo per il ddl Cirinnà… Ormai sembra davvero il circo… Eppure parliamo di diritti sacrosanti di tutti. Mi scuso se sono un po’ pessimista, ma è una deduzione derivata dall’esperienza quotidiana. Credo seriamente occorra prendersi delle responsabilità, impegnarsi, credere in qualcosa e portarlo avanti fino in fondo. Solo così si abbattono i pregiudizi e si cambiano (mi auguro in meglio) le cose.

4) Quali tipi di discriminazione vengono affrontate nel libro? Le ho già risposto in parte al punto N° 2 ma posso dirle senza svelare troppo dei racconti che vengono affrontate in vario modo svariate tipologie di discriminazione, la diversità nel più ampio spettro. Da quella verso il diversamente abile, a quelle verso il tossicodipendente, all’omofobia.

5) Pensa che un pubblico LGBTI possa riconoscersi nella sua narrazione? Credo sinceramente di sì, in primo luogo perché credo nell’unitarietà della specie umana e nella potenza dell’arte che comunica e smuove più di ogni altra cosa. Se iniziassi a fare distinzione tra colori, gusti, ecc. allora rischierei di perdermi e non sarebbe più finita. Poi, entrando in merito non tanto alla categoria, ma ai possibili gusti, direi ancora di sì, perché questo libro racchiude delle storie di forte impatto emotivo, dotate di numerosi colori nella loro gradazione: i racconti mettono in scena dei personaggi con un vissuto intenso e a volte tormentato ai quali è difficile non dare ascolto e con i quali è difficile non provare condivisione. In alcuni testi la narrazione lo fa con la potenza di uno schiaffo in pieno volto, in altri con dolcezza, in altri ancora con un’ironia pungente che va proprio a toccare e quelle zone d’ombra che abbiamo citato.

6) In conclusione una domanda che sembrerebbe scontata ma non lo è: la felicità è davvero facile? Temo seriamente che la felicità non sia mai facile. Azzarderei che nella nostra vita sia necessario conquistarla secondo dopo secondo, senza distrarsi mai. E che in certi casi sia imperativo reclamarla a gran voce.

La redazione