In Italia due donne sono ora legittimamente sposate. La sentenza della Corte Costituzionale 170/2014

Da ieri in Italia ci sono due persone dello stesso sesso ad essere legittimamente unite in matrimonio. E’ questo il risultato della sentenza 170/2014 della Corte Costituzionale che, di fatto, ha dato ragione ai coniugi Bernaroli, convolati a giuste nozze con rito concordatario in condizione di sesso diverso (maschio – femmina), che nel corso del menage familiare, uno dei due, ha dato corso alla riattribuzione di sesso e per l’esattezza male to female.

Ciò che ha mandato in tilt il sistema, paradossalmente, non è stata l’introduzione del già giudizialmente noto transgenderismo nel rapporto coniugale, bensì il fatto che tra i due coniugi, all’indomani della riassegnazione del sesso, non vi è stato un conflitto sulla volontà di permanere nel vincolo coniugale. Anzi, a dirla tutta, tra i due c’è sempre stato accordo e condivisione di intenti e di risultati, al punto, come dimostra la sentenza di ieri, da piegare il sistema! Ma a rompere le uova nel paniere, nonostante l’assenza di domande di parte o di provvedimenti appositi dell’Autorità giudiziaria, è stato l’ufficiale di stato civile del comune di residenza, il quale procedeva autonomamente all’annotazione della cessazione degli effetti civili del matrimonio con effetto retroattivo, cioè dal momento della dichiarazione di cambiamento di sesso, ritenendo applicabile, in base all’art. 4 della L. 164/82, il cosiddetto “divorzio automatico imposto dalla legge”. Di qui tutta la vicenda giudiziale.

I coniugi Bernaroli, ottengono da subito ragione dal Tribunale di Modena (Trib. Modena, II sez. civile, decreto 27 ottonre 2010) ma la Corte di Appello di Bologna accoglie il ricorso presentato dal Ministero dell’Interno ritenendo il “paradigma eterosessuale del matrimonio non passibile di eccezioni nel nostro ordinamento” (Corte d’Appello di Bologna, decreto del 4 febbraio 2011). I malcapitati ricorrono, allora, alla Suprema Corte di Cassazione, la quale comincia a nutrire dei dubbi di costituzionalità e dà l’avvio al giudizio costituzionale davanti alla Consulta.Con la sentenza n. 170 di ieri 11 giugno, la Corte Costituzionale dà ragione ai Bernaroli, mettendoli in condizione, a breve, di tornare ad essere coniugi a tutti gli effetti anche nel registro dello stato civile. I Bernaroli sono le prime persone dello stesso sesso ad essere legittimamente spostate in Italia.Dire adesso che da domani tutti gli omosessuali potranno coronare davanti alla legge italiana il proprio sogno d’amore è certamente sbagliato. Infatti, la Corte Costituzionale non introduce un nuovo schema di matrimonio, non può farlo. Per rompere lo schema del matrimonio eterosessuale ci servirà ancora il legislatore che, a dire il vero, sul punto, sembra dormire sonni tranquilli. Ma quella consumata ieri è pur sempre una piccola rivoluzione giuridica, che prosegue la strada da tempo intrapresa dalla giurisprudenza italiana, la quale, in mancanza di un parlamento coraggioso, è costretta a rispondere alle istanze degli italiani e alle esigenze di questi di vedersi riconoscere dei diritti civili. La Corte Costituzionale ha già aperto sul tema con la sentenza 138/2010, quando  ha affermato che l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, è da annoverare tra le formazioni sociali meritevoli di tutela a norma dell’art. 2 Cost.. Anche la Corte di Strasburgo e la nostra Cassazione hanno riconosciuto che le coppie gay e lesbiche ed i loro figli e figlie rientrano nella nozione giuridica di “famiglia” e hanno diritto alla “vita familiare”.

In particolare, la Corte di Strasburgo ha stabilito che la nozione di matrimonio contenuta nell’articolo 12 della Convenzione europea dei diritti umani è più ampia del matrimonio eterosessuale. La parola “matrimonio” per il diritto include sia l’unione tra persone di diverso che dello stesso sesso. Insomma, i giudici italiani hanno negato da tempo che come requisito fondamentale del matrimonio debba esserci per forza la diversità di sesso degli sposi e su questa linea il Tribunale di Grosseto ha trascritto nei Registri dello stato civile il matrimonio tra persone dello stesso sesso celebrato all’estero, poiché ritenuto non contrario all’ordine pubblico ed in grado, quindi, di produrre effetti giuridici nel luogo in cui è stato pubblicato. Ma anche i sindaci, come quello della città di Fano, hanno cominciato a prendere decisioni coraggiose facendo sponda così con una giurisprudenza largamente comprensiva, ovvero, come nel caso della sentenza 170/2014 di ieri, possibilista. Ma la strada è ancora lunga e dura. Siamo certi che il matrimonio same-sex  in Italia può convivere con le norme costituzionali, ma non possiamo dire lo stesso della politica, ancora ottusa e legata alla conta dei voti.

A tal proposito forse è bene ricordare che il 52,5% della popolazione ritiene l’amore omosessuale uguale a quello eterosessuale e la maggioranza degli italiani è d’accordo sul fatto che una coppia di persone omosessuali che convive possa avere per legge gli stessi diritti di una coppia sposata. Scrive la Corte Costituzionale “spetta al Parlamento, nell’esercizio della sua piena discrezionalità, individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette, […]  resta, però, comunque, riservata alla Corte costituzionale la possibilità di intervenire a tutela di specifiche situazioni nel quadro di un controllo di ragionevolezza della rispettiva disciplina.”. Insomma, la Consulta concepisce schemi alternativi al matrimonio eterosessuale, ma, in base agli strumenti a propria disposizione, non può creare modelli nuovi di matrimonio.

E se alla prima occasione presentatasi ha permesso a due persone dello stesso sesso di mantenere legittimamente in piedi il proprio matrimonio, possiamo certamente dire che una nuova breccia si è aperta nel muro, una breccia sempre più grande spinta da forze sempre più determinate. I tempi sono maturi; sono sicuro che ormai, se giuridicamente non è più un tabù parlare di matrimonio omosessuale, ben presto lo sarà anche culturalmente e quindi politicamente e, per convesso, legislativamente. Sono ottimista, voglio essere ottimista.

 

Mario Marco Canale

Presidente Nazionale ANDDOS