In discoteca ballate i ritmi inventati dai gay

17-canciones-que-seguro-bailaras-en-una-disco-gayTra i creatori Larry Levan con i suoi unici remix

Di Delia Vaccarello – Tutti quelli che affollano le discoteche nelle località turistiche forse non sanno che ballano seguendo ritmi e tendenze musicali inventate nella culla della cultura gay. La disco e la house music hanno radici storiche gay con molti punti in contatto con il più ampio movimento per i diritti civili, così come la figura del dj superstar, che nasce dopo la chiusura del bar Stonewall in America.

Chiusura avvenuta dopo la nota rivolta di Stonewall contro i maltrattamenti delle forze dell’ordine ai danni di omosessuali e trans in nome della quale si celebrano ogni anno i pride in buona parte del mondo. Nessuno dei cosiddetti intenditori giudichi disco e house senza tener conto del fatto che sono nate anche per contrastare l’omofobia.

Lo sottolinea l’autorevole quotidiano Guardian. La disco, si legge è “un genere musicale ingiustamente boicottato e discriminato dai critici” ma è paradossalmente un prodotto contro la violenza e la discriminazione” scrive il critico Alex Petridis, che alla riabilitazione della musica da discoteca dedica un ampio articolo.

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Larry Levan

«Su 40 brani in classifica in Inghilterra e negli Usa, la stragrande maggioranza contiene elementi riconducibili alla cultura gay. La disco e la house e una miriade di sottogeneri”.

Basta ricordare che l’11 maggio 2014, la Red Bull Music Academy ha organizzato un evento alla Hudson Square di Manhattan per celebrare la vita di Larry Levan, uno dei padri della musica house. Ricordiamo che Levan è il cognome della madre che non volle sposarsi. L’intento della serata era quello di ribattezzare una parte di King street “Larry Levan way”, in omaggio al famoso dj e alla festa parteciparono moltissimi gay.

Luis Manuel-Garcia ha recentemente approfondito il tema in un articolo apparso su Resident Advisor, “An Alternate History of Sexuality in Club Cultur”, e ci dà uno spaccato degli anni 70 e delle nuove tendenze in ambito musicale: “Nessuno nega che la disco sia nata dalla vita notturna queer,” scrive Manuel-Garcia. “Ma quando l’house si è trasformata in acid-house e poi in techno e in tutti i suoi sottogeneri, in qualche modo il popolo queer è scivolato fuori dalla narrazione ed è scomparso.”

Un ampio pezzo sull’argomento è dedicato da Joshua Glazer su Noisey Blog dal titolo “Dance pride, le origini gay della musica house”. Glazer scrive “Un omosessuale mai dimenticato è David Mancuso con i suoi famigerati Loft Party – indicati da quasi tutti gli autori, tra cui Manuel-Garcia, come il ground zero della disco, gay o meno. I suoi after dei primi anni Settanta erano amorevolmente organizzati da lui e da una rete di ballerini appartenenti alla comunità gay di New York, tra cui Levan e Frankie Knuckles (il “padrino della musica house” tragicamente scomparso poche settimane prima del Larry Levan Street Party)”. E mette anche l’accento sull’importanza delle saune gay come locali in grado di dare vita alle nuove tendenze. “Levan e Knuckles coltivarono la loro passione musicale nel Loft di Mancuso per poi cominciare a suonare ai Continental Baths, una sauna gay.

MANCUSO:Hujar+1975

David Mancuso

Ed ecco come Wikipedia narra le origini della musica house: “Il precursore del genere fu il disc jockey David Mancuso il quale con le sue serate private al club The Loft influenzò dj come Frankie Knuckles, Larry Levan e Nicky Siano, che agli inizi degli anni 70 dalla console del “Gallery” di NewYork furono i primi a sperimentare nuove strade musicali come il “beat matching”, che consiste nel portare allo stesso “tempo” due dischi suonati consecutivamente, per poi passare dall’uno all’altro facendo proseguire la musica senza soluzione di continuità.

Un’altra importante innovazione del Gallery fu quella di utilizzare una console munita di tre piatti: i primi due utilizzati per i dischi mentre il terzo permetteva di inserire nelle canzoni effetti e suoni scelti dal dj. Nel 1976 Levan fu chiamato al locale che lo avrebbe reso uno dei più grandi dj di sempre: il garage al N°84 di King Street, che alla sua concreta inaugurazione (1978) venne ribattezzato Paradise Garage. Larry Levan e Paradise Garage diventarono grandi insieme, quasi una sola identità: Levan aveva un gusto musicale sopraffino ed innovativo, il Garage suonava come nessun locale aveva mai fatto grazie alle sue origini (era un vero e proprio garage per auto) e grazie al suo potentissimo sound system. Ne derivò la nascita di nuove sonorità, un nuovo genere musicale che oggi va sotto il nome di House Garage”. La Garage house svolse anche la funzione di ponte tra la disco e la house vera e propria. Il Paradise Garage diventò di sua proprietà e vi si esibirono artisti come Madonna (per il lancio della sua canzone Everybody nel 1982), Chaka Khan, New Order e e Jocelyn Brown. La discoteca chiuse nel 1987 ma Larry Levan continuò la sua carriera di remixer. Il suo ultimo remix fu Strong enough nel 1992, cantato dalla storica voce della disco diva Loleatta Holloway. Ma ricordiamo anche lo struggente e ritmato “The dream music”.

Il Guardian sottolinea tutto questo e altro ancora: “l’idea del mix basato sulla sincronizzazione dei ritmi, il singolo in 12 pollici, il dj come star : è stato tutto inventato dagli omosessuali» scrive il quotidiano inglese, individuando nelle discriminazioni verso lesbiche, omosessuali e transgender una delle molle capaci di dare vita al fenomeno pop del dj vip, che annovera nomi come Avicii, David Guetta, e l’italiano Benny Benassi.

«Francis Grasso l’uomo che viene indicato come l’inventore della figura del dj, lavorava all’Haven e al Sanctuary, locali pensati per persone Lgbt nate dalla chiusura dello storico Stonewall”.

Secondo il Guardian “anche il remix fu inventato da un gay, precisamente Tom Moulton, che per primo incise su vinile versioni più lunghe dei brani da ballo. Stesso dicasi per la House , prodotta a Chicago da dj omosessuali. Al locale – il Music Box – che inventò il genere acid house ti chiedevano sei figlio o figliastro? I figliastri erano gli etero che venivano ammessi a condizione che non ci fossero atteggiamenti omofobici e non avessero nulla contro lesbiche e gay”

D’accordo con questa impostazione è il produttore italiano Gianluca Costella inventore di radio dance come Radio Cosmo, ora responsabile della tv M20 visibile su sky «la dance – dice in una intervista a Klaus Davi – è sempre stata considerata figlia di un dio minore dalla critica ideologizzata italiana. Ma è un genere che molto più del rock ha spianato la strada ai movimenti dei diritti civili e soprattutto ha mantenuto un consenso di massa tale da poter incidere sui comportamenti giovanili”.

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Gianluca Costella

Costella toglie alla house la sua connotazione di destra, non specificando bene cosa voglia dire oggi destra e sinistra, e aggiunge: “Per questo, a tutt’oggi, la house ha generato il fenomeno dei dj che riempiono gli stadi e sono star planetarie. La disco e la house mantengono tutta la loro dirompenza rivoluzionaria, altro che musiche di destra”. E rincara la dose, con enfasi “la house è la nuova musica classica.”

Dopo la parentesi inglese dei rave party illegali nell’Europa della Thatcher , che videro in breve escludere la house a vantaggio della Techno e della musica trance, nel 1991 a Londra torna l’impronta di Larry Levan. Si inaugurerà il Ministry of Sound, il cui sound system era stato progettato su ispirazione del Paradise Garage di Levan, con gli anni diventerà una delle discoteche più famose del Mondo per la cultura della House e della Dance in generale. Nel 1988 la House aveva iniziato a diffondersi in Italia e nei primi anni 90 in tutta Europa. Uno dei suoi sottogeneri resta la garage house diffusa soprattutto negli USA grazie a Levan e al suo locale che chiuderà nel 1987, cinque anni prima della morte del DJ per Aids. E’ caratterizzata da un minore uso di suoni elettronici e da una maggiore melodicità e in questo si vede con evidenza la derivazione “disco”. Deludenti gli esiti degli ultimi anni con i successi “Another Chance” (2001) di Roger Sanchez e “The Weekend” di Michael Gray (2004).

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