Gay ed erotismo di fine ‘800, la lettera “trasgressiva” e “criminale”

10001393_937991846274362_2568907473275530063_n

“Quel breve momento mi sembrò un secolo, e quando lo sentii accanto a me fra le lenzuola calde lo abbracciai alla vita, lo palpai e baciai ardentemente, a stento trattenendo grida di gioia e godimento.”

Di Gaetano La Ferrera – “Tares et poisons. Perversions et perversité sexuelles”.
Leggendo qua e la mi sono imbattuto nelle pagine di questo libro o testo come qualcuno lo chiama datato 1896 scritto da Georges Saint-Paul meglio conosciuto come Dott Laupts.
Il testo è in Francese e sinceramente non so se esiste un’edizione Italiana, ma di certo esistono delle note e delle pagine in Italiano e rovistando sono riuscito a trovare ben 80 pagine del libro tradotte da Paolo Lambertini.
Sarebbe troppo lungo qui accennare alle teorie di questo scrittore ritenuto a fine 800 dagli accademici di Francia fra i più accreditati conoscitori ed esperti sull’omosessualità.  Teorie da brivido e se ci indignano le parole di Bagnasco e Sacra Romana Chiesa leggere come ci descrive questo Ateo studioso dei comportamenti sessuali fa inorridire.
A questo punto qualcuno si chiederà perchè lo cito ?
Semplice perchè sono stato colpito da una lettera che un giovane omosessuale aveva inviato ad Emile Zolà perchè lo scrittore ne traesse spunto per farne un romanzo sull’amore , Una lettera che parlava delle sue avventure e dei suoi amori .
Ma neppure Zola ebbe il coraggio di raccontare questo amore (troppo audace anche per lui, l’amore di due uomini!) e sbolognò la lettera appunto al dott. Laupts, che la pub12122497_937991946274352_6219529111287624363_nblicò la lettera dapprima su una rivista di antropologia criminale, traducendo oltre tutto in latino i brani che a lui parevano più “scabrosi” e poi nel suo libro .
Ecco parte di quella lettera:

 “Lui era mezzo svestito, e sedendosi sulle mie cosce si chinò su di me.
Gli parlavo come in stato di rapimento e semiebbrezza, causato dal sonno e dal calore del letto che iniziava a vincermi, quando lui si abbassò completamente su di me, mi circondò con le sue braccia, mi baciò sul viso, passando al tempo stesso le sue mani sotto la mia camicia, stringendo la mia carne a piene mani.
Io mi sentivo morire, e qualcosa come una gioia immensa mi prese improvvisamente.
Ci incollammo per un breve momento l’uno contro l’altro, fronte contro fronte, le guance in fiamme, la mia bocca sulla sua bocca come su un dolce guanciale. Non ero mai stato così felice!
La lampada appoggiata per t10527408_937992046274342_4506119461874700737_nerra lanciava lampi minacciosi nell’immenso dormitorio, dove nei letti lontani i miei compagni dormivano, e lasciava nella più profonda oscurità l’angolo nel quale noi eravamo così colmi di gioia. Tuttavia ebbi paura che qualcuno ci potesse vedere e, desiderando godere completamente dell’abbandono del mio amico, gli dissi all’orecchio, baciandolo: “Va’ a spegnere la lampada, ma ritorna, fa’ presto”.

Si alzò traballando e andò a bere alla brocca, che era posata a terra, accanto alla lampada. Il dormitorio non fu più rischiarato se non dalla lampada del dormitorio vicino, vale a dire che ci si vedeva un poco al centro della sala, ma che tutto il resto era nelle tenebre più fitte. Lo vidi nella penombra ritornare al suo letto, che era di fronte al mio. Sentii che si svestiva velocemente e che tornava verso di me trattenendo il respiro.

Quel breve momento mi sembrò un secolo, e quando lo sentii accanto a me fra le lenzuola calde lo abbracciai alla vita, lo palpai e baciai ardentemente, a stento trattenendo grida di gioia e godimento.
Si offrì all’amore molto veemente; in un attimo fummo nudi formando un solo corpo, strettamente avvinghiati. Non avrei mai creduto di poter godere di tanta voluttà.

Le nostre lingue si allacciavano nelle bocche, e tanto strettamente ci abbracciavamo da potere a stento respirare. Con le mani esploravo quel corpo così bello, tanto desiderato, quel viso dolce e virile che era così diverso dal mio.
Infine le nostre voluttà ebbero termine, e, cosa che mi fece soprattutto piacere, raggiunsero il culmine nel medesimo istante.
Rimanemmo a lungo abbracciati, scambiandoci carezze e dolci parole. “Non ho mai goduto tanto con una donna”, mi disse. “I loro baci e le loro carezze non sono né così ardenti né così amorosi “

Sarà che sono vecchio, come qualcuno ama definirmi, ma amo sapere che nonostante gli anni, le evoluzioni, le scoperte, le prime esperienze, i primi amori fanno accelerare i battiti oggi esattamente come 100, 500, 1000 anni fa.