“Dalle mani della maestra di mio figlio un volantino anti-gender”: la denuncia di una mamma

Ognuno nel privato può pensarla come vuole, ma la scuola è un luogo pubblico che ha il compito di educare. Se un tale volantino fosse stato scritto contro i neri non avremmo tutti gridato al razzismo?

Aggiornamento 18-05-2015

 Di Delia Vaccarello -“Non voglio che nessuna maestra dentro la scuola debba consegnare a noi genitori volantini diffamatori, noi educhiamo i nostri figli alla libertà e al rispetto e non li spingiamo a odiare le persone gay, lesbiche e trans. E’ chiaro che si teme che ci possano essere ragazzini figli di omosessuali, ma le famiglie omogenitoriali esistono e non devono essere discriminate”.

 A poche ore dalla circolare con cui il Miur segnala che le discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale sono da contrastare e lo ribadisce in occasione della giornata contro l’omofobia del 17 maggio, Simona Petruio, una mamma, protesta per il contenuto di un volantino contro la cosiddetta “dittatura del gender” consegnatole dalla maestra. “Mio figlio frequenta una scuola materna comunale di Dragona, frazione di Roma. La maestra di mio figlio ha consegnato ai genitori un volantino che diffonde idee sbagliate e offensive contro le persone omosessuali e trans. Il volantino è stato distribuito a scuola. E rimanda a un incontro che si terrà in una chiesa con una psicoterapeuta.

Nelle righe di quel foglio ci sono scritte frasi tremende. Tra le altre cose il volantino parla di corsi di formazione solo apparentemente innocui fatti nelle scuole da parte delle associazioni lgbt che avvierebbero i bimbi sotto i 4 anni alla masturbazione precoce. E se la prende con presunti finanziamenti tesi a spingere gli allievi al transessualismo”. Dopo aver letto il volantino consegnatole Simona Petruio si è detta indignata. Ma la scuola è a conoscenza di quanto dichiarato dalla madre? Contattata la dirigente e comunicatole di aver ricevuto la segnalazione del genitore, la funzionaria responsabile  ha dichiatato: “mi è vietato dal codice disciplinare parlare con i giornalisti”. E’ chiaro dunque che i rapporti tra la scuola e la realtà esterna sono regolati da norme precise.

La madre, spiegando i motivi del disagio provato, aggiunge:

“Il padre dei miei figli e io siamo etero e ci capita di portare i nostri figli presso le sedi delle associazioni omosessuali in occasione di eventi culturali. Facciamo questo per farli crescere bene. E’ assurdo che a scuola debbano essere sottoposti a simili campagne di diffamazione.

Ognuno nel privato può pensarla come vuole, ma la scuola è un luogo pubblico che ha il compito di educare. Se un tale volantino fosse stato scritto contro i neri non avremmo tutti gridato al razzismo? Noi pretendiamo che tali orrori non vengano messi in circolazione nelle scuole e non cadano sotto gli occhi dei nostri figli”. Il volantino rimanda alla associazione “Non si tocca la famiglia”, parla della “ideologia gender” e segnala “come possiamo difenderci” rimandando all’incontro con la terapeuta.

La presunta ideologia gender viene considerata un movimento che vuole azzerare tutte le differenze, che entra nelle scuole, che mira a fare propaganda a favore del “transessualismo” e che porterebbe a interventi gravissimi “come quello della legge contro l’omofobia”. Il volantino ritiene che nelle scuole, sulla base delle strategie europee in linea con L’Oms, i ragazzi verrebbero spinti a esplorare i propri genitali. Tutto questo avrebbe come fine la distruzione della famiglia formata da un uomo e da una donna.

Si tratta di  mistificazioni che distorcono le linee guida europee e della Organizzazione mondiale della Sanità e tendono a creare “i mostri”. Il metodo è rodato: è quello di mescolare messaggi che proverrebbero da fonti presentate come autorevoli ma che non parlano in sedi scientifiche (vedi il ricorso in chiesa alla psicoterapeuta) con le credenze diffuse nelle sacche rigide della mentalità vetero religiosa. Si tratta di un pensiero che indica come valido un solo modello di famiglia e demonizza ciò che da tale modello si discosta. Un pensiero che ha bisogno di un nemico e lo individua nelle persone che educano al rispetto di omosessuali e transessuali, definendo gli interventi in questa direzione come mera propaganda.

Tutto questo avviene proprio mentre il Miur, ministero per l’istruzione, l’università e la ricerca, diffonde una circolare rinnovando l’impegno da svolgere nelle scuole di ogni ordine e grado per contrastare le discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale. “Nello svolgere tale lavoro ogni giorno le scuole educano al contrasto dell’omofobia e di ogni altra forma di discriminazione. Solo con l’educazione si superano i pregiudizi e gli stereotipi ancora presenti nella nostra società”, recita la circolare. Il documento incassa il ringraziamento di alcune associazioni lgbt le quali colgono l’occasione per pungolare il ministero affinché una concreta volontà politica sblocchi “gli interventi dell’asse scuola della strategia nazionale Unar”.

Ancora, il volantino rimanda a un incontro all’interno di una chiesa alla presenza di una psicoterapeuta. Che valore ha tale presenza?

“La professionista in questione immagino che parlerà a titolo personale in quanto appartenente a una chiesa. Se dovesse parlare in qualità di professionista andrebbe contro la maggioranza della comunità scientifica nazionale e internazionale. Sarebbe un parere minoritario e anomalo”, commenta Silvia Andreassi, ricercatrice in Psicologia clinica alla Sapienza, membro ordinario Associazione italiana psicoterapia psicanalitica infantile.

“Il livello del volantino banalizza la tematica e grida alle streghe. E’ un volantino giocato sul non pensiero che può alimentare i pregiudizi. Parla in maniera prescrittiva della sessualità riducendo a dimensioni di causa effetto questioni che hanno per loro natura ben altro livello di complessità”, aggiunge Andreassi.

Se un genitore è dubbioso quale potrebbe essere il rischio di un volantino così? “Se i genitori hanno un dubbio devono rivolgersi agli psicologi presenti nelle scuole per avere una risposta professionale”.

Che consiglio possiamo dare al genitore a cui la maestra dà un volantino simile? “I genitori devono segnalare alle autorità scolastiche il peso assunto dal volantino se diffuso da una maestra. Sarebbe come se l’istituzione avallasse il contenuto del volantino. Il punto è: la scuola è consenziente? ”

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