Anddos tra i promotori della piazza del 5 marzo. Le nostre ragioni

Copertina Diritti alla meta

Chiederemo al Parlamento di garantire in tempi rapidi quel poco che è stato in grado di produrre con il passaggio della legge Camera, per chiudere in fretta questa pagina travagliata della storia dei diritti nel nostro Paese e aprire presto una nuova stagione di democrazia.

Il movimento LGBTI italiano scenderà in piazza il prossimo 5 marzo in Piazza del Popolo rivolgendosi alla società civile laica e democratica.

Anddos ha supportato le iniziative degli ultimi mesi, da SvegliatiItalia ai presidi che si sono svolti in Senato, che hanno portato ad una grande mobilitazione nel Paese, delle associazioni LGBTI come anche di molte altre realtà laiche e democratiche. La battaglia per le unioni civili si è conclusa con quella che molti vedono come una sconfitta, altri come una vittoria di Pirro, altri come un primo risultato da tener stretto. Ciascuno di loro ha delle ragioni. Tutte valide, a nostro avviso, per scendere in piazza. Valide per aver detto “basta” e per dire adesso “diritti alla meta”.  

12644635_668528393250527_4550194518614076892_nE’ bene affermare con estrema chiarezza che questa legge, con tutti i suoi limiti, è il massimo che questo Parlamento si è rivelato in grado di produrre. Costituisce la prima risposta ad un vuoto legislativo ormai intollerabile e che interessa da vicino la vita di migliaia e migliaia di persone. Da parte nostra, come anche di molti altri, si leverà un appello ai deputati affinchè approvino questa legge alla Camera così com’è. La scelta della fiducia in Senato, infatti, ha di fatto chiuso qualunque margine di miglioramento e un ulteriore passaggio parlamentare ci esporrebbe al rischio di un nuovo, clamoroso, nulla di fatto.

Sul piano politico, tuttavia, questo non ci impedisce di affermare le pesanti responsabilità della politica per lo scenario che si è venuto a creare. _R6B2656E’ necessario affermare con altrettanta chiarezza che nessuno dei nostri soci e socie ha potuto ignorare l’indecoroso dibattito culturale e politico scatenatosi nelle aule del Parlamento e nel Paese.

Non è importante considerare solo i diritti che abbiamo o non abbiamo ottenuto, ma la dinamica politica con cui siamo stati trattati: oggi, chiunque voglia dare ragione agli organizzatori del family day dicendo che gli omosessuali debbano stare lontani dai bambini ha sostanzialmente avuto ragione. E’ questo uno dei motivi più gravi, oltre all’incredibile limbo giuridico in cui si lasciano i minori delle famiglie omogenitoriali, che ci conduce a prendere parte con decisione all’organizzazione di questa piazza. E scandaloso usare i bambini, negare loro dei diritti, per colpire nella dignità migliaia di persone e alimentare pregiudizi verso tutta la popolazione LGBTI, anche chi di figli e figlie non ne ha e non vuole averne. Questo dimostra che l’uguaglianza dei diritti è l’unica strada per garantire rispetto e pari dignità sociale a tutti i cittadini, a prescindere da quali effettivamente possano essere le scelte e le situazioni di vita di ognuno e ognuna di noi.

La nostra organizzazione, la più grande per numero di iscritti in tutta Italia, ha tra i propri obiettivi principali quello di assistere e accompagnare12742830_10208669145984221_3681057519629678127_n-2
quelle persone che ancora oggi, purtroppo, non possono vivere liberamente la propria sessualità, nel proprio percorso di comprensione di sé.
E’ per questa ragione che è nostro preciso dovere essere in Piazza, per affermare la necessità di contrastare quei pregiudizi che in queste settimane hanno purtroppo trovato ampio spazio nella vita pubblica e ribadire le nostre rivendicazioni di uguaglianza e laicità.

Vogliamo l’estensione del matrimonio civile, perché ogni cittadino e cittadina, qualunque sia il proprio ideale di vita, non sia più considerato di serie B in base ai diritti che gli sono riconosciuti. Vogliamo che si risponda alla miriade di messaggi omofobi, sessisti e sessuofobi che abbiamo sentito in queste settimane nella Camera più alta del nostro Parlamento con un serio programma di educazione sessuale nelle Scuole e una nuova politica di formazione in tutti i settori della Pubblica Amministrazione. La libertà di amare, infatti, si conquista non solo con leggi, ma con una grande rivoluzione culturale che abbatta gli stereotipi e le ipocrisie di cui è intrisa la nostra società.

Vogliamo che venga approvata l’estensione della legge Mancino-Reale ai reati motivati da omo-transfobia, perché restiamo l’unico Paese in Europa in cui picchiare o insultare un omosessuale in quanto tale non è un reato, quando invece, dalle Nazioni Unite alla Carta Fondamentale dei Diritti dell’Unione Europea, l’omo-transfobia è senza alcun equivoco equiparata al razzismo. Vogliamo un Paese in cui i diritti umani non vengano trattati come una mera questione di sondaggi, di maggioranze o minoranze.

Vogliamo un Paese in cui nessuno e nessuna debba sentire su di sé il peso dell’ideologia, il peso di qualcuno che pontifichi su chi o cosa possa essere contro natura, il peso di qualcuno che gli dica cosa e come debba essere, chi amare e come vivere.

Per tanto, chiederemo al Parlamento di sbrigarsi a garantire quel poco che è stato in grado di produrre con il passaggio immediato della legge alla Camera, per chiudere in fretta questa pagina travagliata della storia dei diritti nel nostro Paese e aprire presto una nuova stagione di democrazia, Ora diritti alla meta! L’Italia laica alza la voce!

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Mario Marco Canale

Presidente Nazionale Anddos

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